L’umidità negli ambienti chiusi non è un semplice difetto estetico, ma una minaccia concreta per la salubrità degli edifici e la salute di chi li abita, con muffe e condensa che alterano l’aria degli ambienti e favoriscono allergie, asma o infezioni respiratorie.

La muffa prospera quando spore presenti nell’aria incontrano umidità elevata, temperature tra 15 e 30°C e superfici organiche, generando spore allergeniche, composti volatili e micotossine che provocano irritazioni, bronchiti o stanchezza cronica, specie nei bambini e anziani. La condensa, principale colpevole, si forma su superfici fredde rispetto al punto di rugiada, sia in modo visibile su pareti e vetri, sia negli interstizi dei muri, dove resta invisibile e dannosa.

Per mantenersi salubri, gli ambientidovrebbero tenere l’umidità relativa sotto il 60%, con superfici interne oltre i 16°C e valori ideali di 40-60% a seconda della stagione.

Le cause comuni che portano alla sviluppo delle muffe sono umidità da costruzione, infiltrazioni meteoriche, scarsa ventilazione, perdite o risalita capillare dal suolo, frequente, soprattutto, negli immobili storici.

I ponti termici, zone di discontinuità isolante, raffreddano le superfici favorendo condensa e muffa, con costi energetici extra e degrado strutturale che espongono progettisti a responsabilità legali. Materiali igroscopici come gesso o legno assorbono umidità creando habitat per muffe, mentre rivestimenti non traspiranti la intrappolano: soluzioni efficaci passano per intonaci di calce naturale e stratigrafie bilanciate.

Prevenire resta fondamentale: eliminare ponti termici, optare per ventilazione meccanica controllata e monitorare il microclima.

La muffa è anche un vizio occulto sanzionato dalla giurisprudenza, con risarcimenti per danni a salute o materiali. Affrontarla con perizie termografiche e interventi mirati tutela benessere, valore immobiliare e compliance normativa.

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